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Decreto lavoro 2026: nuovi incentivi e l’introduzione del “salario giusto”

Introduzione

Il Consiglio dei Ministri ha scelto la data simbolica del 1° maggio per l’entrata in vigore del decreto lavoro 2026. Approvato dal Consiglio il 28 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale due giorni dopo, il D.L. 30 aprile 2026, n. 62 interviene con uno stanziamento di quasi un miliardo di euro su cinque aree strategiche: incentivi all’occupazione, salario giusto, contrasto al caporalato digitale, welfare aziendale e previdenza complementare.

Il decreto-legge (formalmente denominato “Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale” e attualmente in attesa di conversione parlamentare) si inserisce nel quadro di sgravi contributivi già introdotti dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n.207/2024), con l’obiettivo di tutelare i salari, regolamentare le nuove forme di lavoro digitale e stabilizzare il mercato del lavoro attraverso un pacchetto di misure urgenti e temporanee.

Incentivi all’occupazione

Il cuore del decreto è rappresentato dai bonus assunzioni, strumenti che riducono il costo del lavoro per le imprese che assumono a tempo indeterminato determinate categorie di lavoratori. Le agevolazioni prevedono l’esonero totale (100%) dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con massimali variabili in base alla categoria e alla regione.

Le misure previste dal decreto, che ne definisce i limiti, i termini e le condizioni di accesso, oltre a differenziare tra contratti di lavoro a tempo parziale e a tempo indeterminato, mirano alla riduzione dei divari territoriali e a impattare sull’inserimento nel mercato del lavoro delle categorie più esposte.

Facendo una panoramica delle decontribuzioni:

  • bonus assunzione donne 2026, consistente in un esonero contributivo del 100% (fino a 650 euro mensili) per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con un incremento a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno.
  • bonus assunzione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi previdenziali (fino a 500 euro mensili) per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi;
  • bonus stabilizzazione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro per 24 mesi anche per le stabilizzazioni di contratti a termine, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza;
  • bonus assunzioni ZES 2026, per i datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno, consistente in un esonero contributivo totale (fino a 650 euro mensili) per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.

 

Salario giusto

L’introduzione del principio del “salario giusto” rappresenta probabilmente la novità più rilevante dal punto di vista sistematico. È concetto diverso dal salario minimo legale, sul quale il dibattito resta acceso e aperto: si tratta di un meccanismo più sottile, che impone in capo alle aziende l’obbligo di applicare il trattamento economico complessivo previsto dai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (i cosiddetti “contratti leader”).

L’applicazione dei richiamati contratti collettivi diventa condizione necessaria per l’accesso a tutti gli incentivi occupazionali previsti dal decreto e dalla Legge di Bilancio 2026.

L’obiettivo è contrastare i contratti “pirata”, ossia gli accordi firmati da sigle sindacali di scarsa rappresentatività, che spesso prevedono retribuzioni inferiori rispetto a quelle determinate dai contratti leader dello stesso settore: in questi casi, infatti, dopo una verifica attribuita direttamente in sede di domanda INPS, determina la perdita del diritto agli incentivi contributivi richiamati.

Il decreto introduce inoltre una clausola di adeguamento automatico delle retribuzioni per i contratti collettivi non rinnovati nei tempi previsti: se un CCNL scade e non viene rinnovato entro 12 mesi, le retribuzioni si adeguano automaticamente del 30% dell’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato, che misura l’inflazione).

Questa misura è fondamentale per i datori di lavoro che applicano contratti con rinnovi in ritardo: è necessario calcolare con precisione il costo del lavoro effettivo nei prossimi mesi.

Contrasto al caporalato digitale e tutele per i rider

Il decreto recepisce la Direttiva UE 2024/2831 sul lavoro mediante piattaforme digitali e introduce misure concrete contro il caporalato digitale, fenomeno sempre più diffuso nel settore del food delivery e della logistica.

La misura cardine è la presunzione di subordinazione: il rapporto tra la piattaforma e il lavoratore si presume di lavoro subordinato, salvo prova contraria della piattaforma stessa. Sul piano operativo, le piattaforme devono garantire l’accesso dei lavoratori tramite SPID o CIE (un solo account per codice fiscale, per eliminare la pratica del “noleggio” illecito degli account) e rendere trasparenti gli algoritmi che determinano l’assegnazione dei lavori e il calcolo dei compensi.

I lavoratori hanno inoltre il diritto di richiedere l’intervento di un operatore umano di fronte a decisioni automatizzate che incidono significativamente sulla loro attività.

Conciliazione vita-lavoro

Il decreto introduce un incentivo contributivo inedito per le aziende che promuovono l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Le imprese che ottengono la certificazione UNI/PdR 192:2026 per il welfare aziendale legato al sostegno alla natalità possono beneficiare di uno sgravio contributivo fino all’1% del monte retributivo, con un massimale di 50.000 euro annui per impresa.

La certificazione riguarda politiche aziendali documentate su: congedi parentali aggiuntivi, flessibilità oraria e smart working, asili nido aziendali o rimborsi per servizi di cura, e supporto ai lavoratori caregivers. La misura è cumulabile con la detassazione dei premi di produttività.

La sua piena operatività è però subordinata all’emanazione di un decreto attuativo del Ministero del Lavoro, atteso entro 60 giorni dalla pubblicazione in GU.

TFR e Fondo Tesoreria INPS

I datori di lavoro che, dal 1° gennaio 2026, sono diventati obbligati al versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS (per effetto della Legge di Bilancio 2026) possono versare i contributi relativi al periodo gennaio–giugno 2026 entro il 16 luglio 2026 senza alcuna sanzione.

Le misure di decontribuzione (Bonus Under 35, Bonus Donne, ZES 2.0) si applicano con effetto retroattivo al 1° gennaio 2026 per le assunzioni già effettuate che rispettano i nuovi requisiti. La misura sul welfare aziendale è invece sospesa all’emanazione di un decreto attuativo.

Alcune conclusioni

Dalla ratio del decreto si può desumere un passaggio da un modello basato su dichiarazioni e presunzioni a un modello fondato su dati e verifiche più coerenti e sistemiche. Per le imprese, questo implica la necessità di integrare funzioni che in passato potevano operare separatamente: si evince infatti che la volontà di queste disposizioni sia quella di indurre i datori di lavoro a creare un unico sistema coerente, che organizzi i processi relativi alla gestione delle risorse umane e alla compliance legale.

Per quanto riguarda i trattamenti economici, poi, si può ragionevolmente sostenere che le riduzioni dello spazio discrezionale e, al contrario, l’aumento dei controlli possano portare ad un sistema più trasparente e più improntato all’applicazione di un perimetro verificabile, seppur più esigente.

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